A. e C.

A., quasi ventisei anni, gravi problemi gli riducono fortemente la vista. A questo – che già non è poco – si aggiunge una forma molto invasiva di depressione che lo costringe a chiedere conferma di tutto, e tutto ripetere ed indagare senza respiro, senza tregua; fatica a star fermo, vaga per la stanza morso dal nervoso, che spesso sfoga mettendosi a saltare goffamente. C., ad una dimensione autistica si aggiunge un certo ritardo cognitivo, una scoordinazione stupefacente ed una indolente voglia di non fare.

Ora, trovarseli oggi pomeriggio nello stesso laboratorio, vicini di “banco”, era effettivamente identificare nell’uno il contrario dell’altra. A., in piena attività, intervallava il lavoro a brevi giri del tavolo, così, giusto per la fatica di starsene fermo. C., sprofondata nella poltrona accanto, eseguiva lo stesso lavoro in maniera lenta, scorretta e svogliata.

Ad A. piace C.; lo si vede da come sorride parlandole, da come la cerca nei momenti di pausa, da come le chiede – con la solita insistenza – conferma di tutto.

Dolce l’immagine di oggi, dove A. osserva il lavoro di C., ne vede gli errori, glieli corregge e le spiega come si fa. Le ripete pazientemente la corretta modalità d’esecuzione, l’osserva – da vicinissimo, causa occhi – mentre lei fa finta d’ imparare; e pure mentre si distrae nuovamente e ricomincia a sbagliare. Lui non batte ciglio, riparte con la spiegazione, si avvicina osservandole le mani che si muovono, gliele indirizza, le spiega ancora una volta i passaggi necessari, i corretti movimenti. Lei lo guarda, dice “si” con un cenno del capo, ricomincia e di nuovo si stufa, si distrae e sbaglia. E di nuovo A., che spiega a C. … …

Ed era bello, essenzialmente bello vedere un paio d’occhi – per quanto lesi e deboli – illuminarsi per un volto; e sentire le parole vibrare come le corde d’arpa pizzicate da dita sottili e pallide.

A. viveva d’una tensione, d’una passione sana e forte che metteva tra parentesi quel mondo esterno, reale ed imprescindibile, che gira in senso contrario ad un sentimento che, pur se immaturo ed incerto, in quegli istanti si colorava del meglio di sé sul viso di un ragazzo semplicemente incantato.

A. e C.ultima modifica: 2008-06-17T01:09:56+02:00da latartaluca
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Un pensiero su “A. e C.

  1. ciò che hai scritto non è solo bello ma fa riflettere, mette anche serena allegria. A me, per esempio, che oggi ho visto una collega usare modi sbrigativi e bruschi proprio con me, senza nessuna consistenza di cose. O, come ieri, mi è capitato di chiedere ad un collega del piano di sotto qualcosa di lavoro e di avere una risposta affrettata e superficiale. Invece tu mi apri il cuore: a) al senso del lavoratore che usa l’occhio di riguardo del sentimento; b) alla semplicità di un pomeriggio che si colora d’incanto. Mi piace leggere queste cose, mi piace pensare che, anche se non sempre, nel lavoro c’è molto di più del lavoro. grazie.

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