ventiquattro

 

Mi capitasse di dover esprimere un desiderio, un unico desiderio che riguardi la scrittura, vorrei certamente essa fosse per me più fluida, meno singhiozzante.

Sulle frasi io ci sto troppo.

Ne scrivo una.

La leggo.

Non va – mi dico – suona pessima, l’incontrassi io non arriverei al punto.

Ecco, allora, la modifico. E la rileggo. Ma ancora non mi convince. Di questo passo, con questo ritmo traballante, il filo del discorso – talvolta già miseruccio di suo – scappa in compagnia di quel lumicino di creatività che ad intervalli rari fa capolino nella mia testa. Loro via, da qualche parte, ed io me ne resto lì, sulla solita sedia, ad osservare sfiduciato una pagina bianca.

Vorrei poter versare quattro cartelle di testo tutte d’un fiato, come certe corse che ti lasciano senza respiro, le gambe che, una e poi l’altra, girano ad una velocità che non sai.

Scrivere mi piace.

E quante volte queste pagine di blog sono state lo sfogo della mia voglia di lanciarmi nel mondo come scrittore e del contemporaneo non esserne all’altezza, perchè un racconto ancora non sono riuscito a realizzarlo. Per me è una grande frustrazione.

Sì, scrivere mi piace.

Mi piace il mondo che intravedo ogni tanto tra le righe, popolato di mille e mille personaggi. Quante cose accadono, in quella stanze di vita immaginata.

Le storie ti raggiungono attraverso il canale della realtà quotidiana.

Un volto, una situazione. Ed un volto ancora, e quel momento e quell’accaduto che vivi o di cui sai. Il mondo delle storie si fa con i frammenti di questo nostro, con la polvere che la vita quotidiana lascia dopo essere passata, la terra dei suoi calzari battuti fuori dalla porta, dopo averci vissuti così tante volte.

Ed è viva, la parola scritta. L’inchiostro è una necessità. Serve nel gioco della comunicazione, ed è canale per farsi riconoscere, per poter essere mondo, tatto, senso. L’inchiostro è il mezzo di qualcosa che vivo lo è già di suo, ma in maniera incomprensibilmente diversa.

“Scrivere è trascrivere. Anche quando inventa, uno scrittore trascrive storie e cose di cui la vita lo ha reso partecipe: senza certi volti, certi eventi grandi o minimi, certo personaggi, certe luci, certe ombre, certi paesaggi, certi momenti di felicità e disperazione, tante pagine non sarebbero nate”. (C. Magris)

ventiquattroultima modifica: 2010-01-29T00:07:10+01:00da latartaluca
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