venticinque

 

Di quelle mani che ferme non riescono a stare neppure il tempo d’ un amen. Volti, volti ed occhi non abbastanza impermeabili, grandi per contenerla tutta intera, la storia che portano dentro. Che poi – scuserete la poca mia delicatezza – non racconta nulla d’originale, in definitiva. Si faccia attenzione, storia poco originale non perchè banale, ma perchè ultimamente comune, assidua. Chissà a quanti angoli di strada, a quanti incroci, dietro a quanti vetri ne potremmo incontrare una. Quel che cambia, che fa la differenza, è la risonanza che essa ha sul tutto-in-equilibrio. Come se, la bocca a poche dita da un castello di carte, il respiro ne decidesse il crollo, oppure no.

Certi pensieri sono rischiosi, perchè vanno oltre te, non inteso in senso temporale – tanto meno fisico – quanto potenziale.

Quel tizio che voleva volare, ma aveva solo braccia e mani. Non ali. Tentò con la cera, due belle alone di cera che gli permisero di sollevare i piedi da terra, librandosi in aria.

Certi pensieri sono rischiosi.

Doveva pur capirla che con quelle due protesi posticce poteva concedersi solo qualche giretto, piccole sorvolate di tetti. Starsene lassù, giusto sopra le teste degli altri che osservavano di sotto. Non riuscì a fermare il pensiero, che lo attirava in quota, al di là, oltre ogni possibilità. Con due ali di cera – ali sì, ma sempre di cera – rimani uomo, non diventi uccello.

Come finì la storia lo sappiamo tutti: raccolto col cucchiaino da quegli stessi che poco prima, gli occhi all’insù sopra la linea dei tetti, osservavano l’opera straordinaria e stravagante danzare a due spanne dalle rondini.

Diceva Luigi Quattordici: “E’ difficilissimo parlare molto senza dire qualcosa di troppo”.

Per non rischiare, meglio fermarsi quì.

venticinqueultima modifica: 2010-01-30T16:37:41+01:00da latartaluca
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento