VentOtto

Quando meno te l’aspetti, ecco che una mezza pagina dice di te più di quel che tu sei riuscito a spiegare nell’ultimo anno. Certo è necessario leggerla a linee di direzione invertite.

 

Da “Lo spazio bianco” di Valeria Parrella

 

“Maria, tu che lavoro fai?”

Riemersi da una specie di sonnolenza salutare nella quale mi stavo avvolgendo e che forse la psicologa, passando davanti ai divanetti, aveva scambiato per contrizione.

“Insegno. In un centro di educazione territoriale, una scuola serale”.

“Fai un bel lavoro”.

“Sì, è un bel lavoro” ammisi, e poi mi sarei dovuta fermare perché la mia risposta l’avevo data, invece andai avanti, più per sport che per rabbia. E non perché non avessi rabbia, ma perché sapevo che anche quella stava scritta in uno dei manuali su cui la psicologa aveva studiato.

“L’ultima cosa che ho spiegato prima di mettermi in maternità è stato Dante”.

“Cosa?”

“Un canto dell’Inferno. Quando arrivano al castello che sta nel limbo, Dante chiede a Virgilio: “E ma per queste anime ci sta speranza, che non hanno fatto niente?”, e Virgilio capisce che Dante non è proprio quella la domanda che gli vuole fare, e risponde al suo parlar coperto”.

“Cioè?”

“Cioè Virgilio capisce che Dante è per lui che si sta preoccupando, vuole sapere se si salverà, e allora gli racconta tutto il fatto del giudizio universale. Stammi a sentire, io non ho bisogno di spostare l’attenzione da Irene al lavoro che faccio. Anzi, voglio rimanere concentrata, avvinghiata a questo divanetto. Sì, faccio proprio un bel lavoro, e in questo momento non mi serve a niente. Il lavoro continua a essere bello, ma una cosa non compensa l’altra, non c’è compensazione possibile. Capisci?”.

 

VentOttoultima modifica: 2010-03-29T13:59:00+02:00da latartaluca
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